Quel postino che bussava sempre ( o almeno ) due volte
Di Ciuenlai
Era inevitabile; si è aperta la questione delle tessere. Al di là delle polemiche su vere o presunte “taroccature”, il numero degli iscritti al Partito Democratico umbro significa una cosa sola. La proposta continua a non tirare. Poco più di 20 mila aderenti sono poca cosa per un partito di massa a vocazione maggioritaria. Il Partito comunista ne aveva 30 mila solo nella Provincia di Perugia, ma anche il Pds (poi Ds) era più grosso. Le ragioni sono politiche ma anche organizzative. Il partito “leggero” non ha più un suo radicamento territoriale, non raggiunge più elettori e simpatizzanti. Adesso per fare la tessera ci sono due vie. La prima : Ci si può recare al circolo più vicino, ma attenzione, non sempre e non a caso. Le “sezioni” oggi sono come le Poste : hanno giorni e orari dedicati al pubblico. Bisogna quindi “viaggiare informati” o prendere un appuntamento prima di fare l’operazione. La seconda : si può fare riferimento alle correnti, che, attualmente è il metodo di iscrizione più in voga. E’ scomparsa la mitica figura del “collettore”. Qualcuno dirà “era ora”, qualcun altro sorriderà, perché considererà la cosa una “inezia” nel mare di problemi che ha il Pd. Sbagliato! Quel compagno “postino” che ogni anno faceva la sua scarpinata per rinnovare dieci o venti iscrizioni, che bussava a quelle porte almeno due volte (tesseramento e sottoscrizione), era una grande risorsa. Era uno dei termometri di questa organizzazione politica tra la gente. Per molti iscritti si trattava dell’unico contatto che avevano con il partito. Contatto che utilizzavano per fare le proprie critiche, per raccontare ciò che stava accadendo in quel posto, per dire la loro e, perché no, per fare proposte e suggerire interventi o iniziative. Il collettore tornava in sede e riferiva ciò che aveva ascoltato. Le tante voci raccolte erano una preziosa fonte di informazione. Perlomeno una volta l’anno l’organizzazione di base aveva un quadro preciso dell’umore degli iscritti e di quello che stava accadendo nella sua zona di competenza. Lo chiamavano “controllo del territorio”. Quel controllo che la lega ha imparato ad organizzare e che oggi utilizza in maniera massiccia. Solo in Umbria ci sono migliaia di persone che stanno aspettando ancora questa persona. Magari vorrebbero “rifare la tessera”, magari vorrebbero “dare una mano”, ma non sanno come farlo. Il partito per loro è diventato lontano anni luce. E la gran parte di questa gente non sa niente di schieramenti e di lotte intestine. E’ legata ancora alla “bella politica”, quella fatta in modo disinteressato e solo per passione. Il recupero di questo patrimonio dovrebbe essere un punto forte del Pd. Invece le attuali logiche scacciano i “non allineati e coperti”. Tutto questo crea un circolo vizioso. Le “antenne” smettono di trasmettere, le sezioni diventano “covi” di questo o di quell’altro capobastone, l’attività è legata soltanto a congressi ed elezioni, la selezione della classe dirigente cessa di esistere come sistema che parte dal basso e dal merito. L’unica cosa concreta che si organizza è votare (primarie, preferenze ecc.). Dal controllo del territorio al controllo del partito per scopi personali il passo è stato brevissimo. La cosa nasce prima del Pd. Ai congressi dei Ds partecipavano alla discussione 10 persone (al massimo) ma votavano a centinaia. Arrivavano alla chetichella per l’ora stabilita e chi frequentava quei luoghi con assiduità vedeva decine di persone di cui non conosceva l’esistenza e che non aveva mai incontrato alle assemblee politiche. E capiva benissimo che qualcuno li aveva portati lì per dare il proprio consenso ad una tesi che molti di essi nemmeno conoscevano. Una delle ragioni della perdita di tanti voti sta proprio qui. A forza di allontanare o di non coinvolgere tutte queste “forze sane”, le si è spinte verso altri lidi o verso l’astensione. Per recuperare c’è solo un modo. Il Congresso deve rispondere alla solita domanda : “volete fare un partito (magari, se non è chiedere troppo, orientato a sinistra) o un comitato elettorale?”.
Ciuenlai.c@libero.it
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